Google search engine
Getting your Trinity Audio player ready...

Nelle prime ore dell’alba, il C.A.L. Coordinamento Agricoltori Lucani – Comitato Consorziati Valle Ofanto ha rilasciato il seguente comunicato stampa, che riportiamo integralmente:

SIAMO I CUSTODI DI UNA TERRA GENEROSA, MA ABBANDONATI DALLE ISTITUZIONI

Le parole di S.E. Rev.ma Mons. Ciro Fanelli, che in un recente comunicato ha espresso vicinanza e solidarietà alla nostra comunità, risuonano con forza: oggi il Nord della Basilicata sta affrontando una vera e propria emergenza sociale oltre che idrica.

Due crisi stanno travolgendo il nostro territorio: la crisi di Stellantis e del suo indotto e la crisi idrica che minaccia il settore agricolo. Sulla prima le responsabilità dipendono da dinamiche globali, sulla seconda la colpa è chiaramente imputabile alle scelte sbagliate e all’inerzia delle autorità e degli amministratori territoriali.

Non si tratta solo di un problema per gli agricoltori e le loro aziende, ma di una piaga che, a cascata, colpisce l’intera comunità e che genera oggi e nel futuro prossimo instabilità economica e tensioni sociali.

IL FALLIMENTO DELLA POLITICA SULLA DIGA DEL RENDINA

Negli ultimi anni, la politica territoriale ha promesso interventi imminenti di ristrutturazione della Diga del Rendina (Abate Alonia), ma a oggi l’unico risultato tangibile è fatto da proclami vuoti e scaramucce su chi debba prendersi il merito dei finanziamenti.

Le ultime settimane hanno visto un continuo rimpallo da un tavolo di discussione all’altro, dove si parla, si promette, ma non si AGISCE. La nostra comunità è stanca di parole: quando sarà approvato il progetto? Quando sarà appaltata la gara? Quando inizieranno i lavori? Chi ne ha la responsabilità?

Per i politici, la “Diga del Rendina” è solo un nome da ripetere davanti ai giornalisti per ottenere qualche voto o like in più. Per noi significa molto di più: LAVORO, FUTURO, SOPRAVVIVENZA.

CONSORZIO DI BONIFICA: UNA GESTIONE TOTALMENTE INADEGUATA

La situazione è ancora più grave se guardiamo al Consorzio di Bonifica della Basilicata, il cui operato è caratterizzato da sordità, inefficienza e mancanza di progettualità.

 Le infrastrutture gestite dal Consorzio versano in condizioni disastrose. Nonostante ripetute segnalazioni e sollecitazioni, nulla è stato fatto per garantire una gestione efficace della risorsa idrica. Questo non solo mette a rischio la sicurezza delle forniture d’acqua, ma mina la stessa esistenza delle aziende agricole del Vulture-Melfese, già messe a dura prova dalla crisi climatica. Quello che proprio mal digeriamo a proposito della gestione del Consorzio di Bonifica è il suo cambiamento di ruolo: anziché garantire una gestione efficiente dell’acqua e una sua disponibilità immediata  agli agricoltori, ha assunto un atteggiamento più repressivo che amministrativo, comportandosi come un organo di controllo repressivo e non come un Ente chiamato a gestire un servizio fondamentale per la vita economica e sociale del territorio.

Il paradosso evidenziato è che il Consorzio ha accusato gli agricoltori di aver manomesso gli idranti per sottrarre acqua alla rete distributiva, ma al momento dei presunti illeciti l’acqua non era nemmeno disponibile. Questo significa che, nonostante i contratti di erogazione del servizio e le garanzie fornite agli agricoltori per qualsiasi richiesta di prenotazione in metri cubi utilizzabili, l’acqua promessa è  non è stata effettivamente erogata, proprio perché il Consorzio non è stato in grado di gestire le tante domande di erogazione a fronte di una scarsissima disponibilità effettiva della risorsa. Tuttavia, invece di ammettere il proprio fallimento nella gestione idrica, il Consorzio ha ribaltato la responsabilità attribuendola agli agricoltori stessi o peggio accusandoli nei fatti, tramite verbali, di rubare la risorsa!

In sostanza, il Consorzio ha deviato l’attenzione dal problema principale – la mancata fornitura d’acqua – per concentrarsi su un presunto abuso, che in realtà risulta insensato visto che non c’era nulla da sottrarre. Questa situazione evidenzia una profonda distorsione del ruolo dell’Ente, che sembra più impegnato a far valere la propria autorità con sanzioni burocratiche che a risolvere concretamente i problemi della rete idrica. In pratica, prima si promette l’acqua, poi non la si eroga e alla fine si dà la colpa agli agricoltori, trasformandoli da vittime in colpevoli. Un capolavoro di logica contorta, degno di un romanzo surreale. Se non fosse una questione seria, ci sarebbe da ridere! 

 LE NOSTRE RISORSE SACRIFICATE SENZA CONTROPARTITE

Il nostro territorio fornisce risorse preziose come petrolio, gas e soprattutto acqua, ma in cambio riceviamo solo pochi posti di lavoro e inquinamento. Il vero profitto vola fuori regione.

Abbiamo  tanta acqua, ma  non siamo dotati di una reale capacità di accumulo e soprattutto dobbiamo vederla scorrere via senza poterla utilizzare, mentre altri ne usufruiscono a piene mani pretendendo il suo esclusivo utilizzo senza nessuna voce in capitolo per quanto riguarda le nostre esigenze. Come ha affermato il Presidente Emiliano, l’acqua è “dell’Umanità”, ma allora noi lucani non siamo parte dell’Umanità?

L’ACQUA E’ SVILUPPO. L’ACQUA E’ DIRITTO

Presidente Emiliano, è giusto che la Puglia si sviluppi sfruttando l’acqua che nasce e attraversa la Basilicata, mentre noi restiamo in una condizione di inadeguatezza e miseria?

SCIOPERO GENERALE DELL’AGRICOLTURA: È IL MOMENTO DI AGIRE

La nostra pazienza è finita. Non possiamo più aspettare. La politica deve smetterla di prendere tempo con tavoli di concertazione inutili.

COSA CHIEDIAMO

1) Dichiarazione di EMERGENZA IDRICA in Basilicata, ma soprattutto nel nostro areale;

2) Nomina di un commissario ad acta nella persona del Presidente della Giunta Regionale  per i provvedimenti urgenti riguardanti:

 a) la campagna irrigua   imminente,  per cui chiedere (come fatto per la Diga del Camastra) l’autorizzazione ad invasare nella Diga del Rendina un quantitativo di acqua sufficiente e possibile (considerando il tempo disponibile) per superare le difficoltà irrigue stagionali e nel contempo chiedere, per lo stesso motivo,  anche per la Diga del Lampeggiano (sempre in agro di Lavello) l’aumento della capacità di accumulo; 

b) CANTIERIZZAZIONE IMMEDIATA dei lavori di ristrutturazione della Diga del Rendina. Come si apprende dal sito del Ministero dell’Ambiente si riscontra che la valutazione del Progetto Diga Rendina è sospesa(l’ultimo quesito posto dal Ministero risale al 20/01/2025) in attesa di risposte da parte del Consorzio di Bonifica della Basilicata ai quesiti posti dal Ministero, risposte che come cittadini ci aspettiamo vengano date in maniera tempestiva;

3) Acquisire con urgenza e certezza le disponibilità idriche usufruibili dal bacino idrografico dell’Ofanto per la corrente stagione irrigua;

4) Conoscere con immediatezza come il Consorzio di Bonifica della Basilicata intenda ripartire tali disponibilità fra le aziende ed i coltivatori interessati all’utilizzo delle stesse;

5) Completamento del riordino ordinario e straordinario delle infrastrutture consortili irrigue  nel comprensorio dell’Ofanto per consentirne il risparmio idrico riducendo le perdite;

6) Revisione immediata degli accordi Puglia-Basilicata riguardo alla gestione della risorsa idrica, con particolari compensazioni tra i vari schemi idrici, che a nostro parere vede pesantemente penalizzata la Basilicata nello schema Ofanto;

 7) Revisione della legge di bonifica, dello statuto e del regolamento irriguo. Ridiscussione del concetto di Consorzio Unico Regionale, ripensare anche a delle gestioni territoriali in modo da tenere in maggiore considerazione i territori. Semplificazione delle norme che consentono l’attingimento idrico da fonti aziendali e/o alternative  per le aziende agricole che ne hanno la possibilità e disponibilità all’attingimento a tariffe non equiparabili a quelle industriali.

8) Di essere presenti a tutti i tavoli di concertazione per quanto riguarda la programmazione della stagione irrigua e la gestione della risorsa.

È ora di passare ai fatti. Proclamiamo uno SCIOPERO GENERALE DELL’AGRICOLTURA. Non chiediamo privilegi, chiediamo solo il diritto di lavorare e di avere accesso all’acqua, una risorsa fondamentale per la nostra esistenza e per il futuro della nostra terra.

“Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.” – Bertolt Brecht