Getting your Trinity Audio player ready...
|
La notte tra sabato 29 e domenica 30 marzo segna il consueto passaggio all’orario estivo. Alle 2:00, gli orologi salteranno direttamente alle 3:00, regalando un’ora in più di luce serale ma rubando sessanta minuti di sonno. Un cambiamento che divide: c’è chi lo aspetta con ansia e chi lo subisce con fastidio.
Il rituale stagionale
È una tradizione che resiste dal 1916, quando l’Italia introdusse per la prima volta l’ora legale durante la Grande Guerra. Quella mossa, dettata dall’esigenza di risparmiare energia, oggi mostra il fiato corto. Gli studi più recenti dimostrano che il vantaggio in termini di consumi si è ridotto al lumicino, complice l’efficienza degli elettrodomestici moderni.
Mal di lancetta
I medici avvertono: l’alterazione del ritmo circadiano non è uno scherzo. Servono almeno tre-cinque giorni per adattarsi al nuovo orario. I più colpiti? Bambini, anziani e chi già soffre di disturbi del sonno. “È come un mini jet lag – spiegano gli esperti – meglio prepararsi andando a letto un po’ prima nei giorni precedenti”.
L’Europa è ancora divisa
Nel 2018 Bruxelles aveva annunciato a gran voce l’addio al cambio stagionale. Sette anni dopo, nulla è cambiato. La Finlandia minaccia di passare all’ora solare permanente, la Spagna preferirebbe mantenere quella legale. L’Italia, nel mezzo, continua a oscillare tra le due posizioni senza prendere una decisione.
Cronaca di un disagio annunciato
Domani mattina, in tutta la Penisola, si dormirà un’ora in meno. Un dato di fatto che si tradurrà in code più lunghe ai bar, sbadigli a raffica in ufficio e genitori disperati che cercheranno di far addormentare i bambini con un’orario ancora sballato.
La luce in più la sera? Un piacere che pagheremo caro, almeno per qualche giorno.